Recensione: Sonata Arctica - The Ninth Hour

Parliamo di atti coraggiosi, o meglio di certi  cambiamenti stilistici che, se ben riusciti, possono risultare veramente avvincenti e aprire un nuovo percorso o, in caso contrario, un eterno disastro senza via di ritorno. I finlandesi Sonata Arctica, band veterana del power metal di stampo nord europeo, sta attuando  questo “atto coraggioso”, un’ evoluzione di stile e di sound, portando quelle sonorità veloci, cristalline e sognanti verso un sound più maturo e cadenzato, tant'è che proprio il poliedrico cantante Tony Kakko ha voluto specificare il “nuovo” genere della propria band: melodic metal. Ma andiamo con ordine.


L'album parte con due brani che  sono i due singoli promozionali, ovvero “Closer to an animal” e “Life”. Questi due brani, in mid-tempo, hanno il compito di far capire subito all'ascoltatore che si troverà di fronte ad un album molto maturo e per niente scontato, un album dove l'emotività la fa da padrone, come anche la successiva “Fairytale”, un brano in up-tempo dotato di un bellissimo ritornello e di un pathos veramente atipico e dolce, che vi entra subito dentro con le sue innumerevoli sfaccettature emotive, così come “Till Death’s Done Us Apart”, brano con molti cambi di tempo e linee melodiche che sembrano uscite da un film di Tim Burton.
Se qualche malpensante purista della band mi ponesse la seguente domanda: “Ma questo “The Ninth Hour” ha solo pezzi  lenti?” Beh, gli risponderei che non è proprio così: “Rise a Night” fa tornare i vecchi Sonata Arctica in auge con una batteria veloce ed un riffing finalmente degno di nota. Se posso azzardare un parere sincero, il brano sa un po' di forzatura, sopratutto nel ritornello non proprio riuscitissimo, ma in fondo dopo tanti brani in up e mid tempo, un brano più veloce, che ricorda che il caro vecchio sound  scorre ancora nel loro sangue è  sempre presente, non guasta. Come non menzionare, inoltre, il seguito della bellissima “White pearl, Black oceans” ( “Reckoning Night”), ovvero “White pearl, Black oceans  Part II- The grace”, che immerge l'ascoltatore nel viale dei ricordi in maniera più dolce ed emotiva senza  snaturare il sound che rese celeberrima la prima parte; una sorta di evoluzione stilistica del brano che fa  da cornice ad un album veramente riuscito e per niente scontato, un’ evoluzione naturale dei precedenti “Stones Grow Her Name” e “Pariah’s Child “.

Se vogliamo parlare di punti deboli, possiamo dire che l’album non è di semplice fruizione. Questo platter va ascoltato più e più volte con attenzione. Questi non sono i vecchi Sonata Arctica, semplici ed immediati: con il tempo sono cresciuti  artisticamente e stanno trovando una loro dimensione. Di brani poco riusciti, posso citare le tre ballad: la sconclusionata “Fly, Navigate, Communicate” che non mi ha proprio convinto così come “We are What we are”.
Per il resto, l’album ha un sapore sperimentale ma, nel contempo, rappresenta una sorta di erede di quello che è stato il caro e vecchio “Reckoning Night”, in chiave più lenta ed emotiva. L’album, ripeto, va ascoltato nella la sua interezza più e più volte. Quindi ha colto nel segno ed ha fatto capire che i Sonata Arctica non sono morti ma anzi, sono assai ispirati e  soprattutto maturati a livello melodico e non solo: basti prendere ad esempio il simpatico Tony Kakko che, in questo album, pare ispirato come mai prima d’ora. Vocalmente è davvero molto migliorato ed  ha acquisito quelle tonalità che se incastonate bene nel contesto giusto ti possono far venire i brividi.
Il lupo è ancora li, vi sta osservando molto attentamente, pronto a colpire direttamente il vostro inconscio.

Michele P.

Voto 
8/10


Tracklist:
1.         Closer to an Animal
2.         Life
3.         Fairytale
4.         We Are What We Are
5.         Till Death's Done Us Apart
6.         Among the Shooting Stars
7.         Rise a Night
8.         Fly, Navigate, Communicate
9.         Candle Lawns
10.       White Pearl, Black Oceans (Part II: By the Grace of the Ocean)
11.       On the Faultline (Closure to an Animal)

Line-Up:
Elias Viljanen – Chitarra
Henrik Klingenberg – Tastiera
Pasi Kauppinen – Basso
Tommy Portimo – Batteria
Tony Kakko – Voce


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