NeroArtico - Cineres Ab Inferno

Carissimi lettori di Heavy Reviews, quella che vi apprestate a leggere non è una recensione. O meglio, parte come tale ma si trasforma. In un racconto.
Il Dark Ambient è un genere assai strano, controverso: si basa quasi esclusivamente sulle sensazioni, su quello che riusciamo ad immaginare attraverso questi suoni, attraverso la sua musica.
Non è assolutamente facile da recensire, perché di musica vera e propria c’è pochissimo, soltanto piccole sezioni di chitarra ripetute e qualche piccolo sprazzo di chitarra distorta e batteria.

Il progetto “NeroArtico”, una one-man band italiana creata da Marco “Artic” Spera, nasce nel 2014.
Viene registato un disco, “La Morte su di Noi” con la partecipazione di altri due musicisti, ma non viene mai pubblicato, causa vari problemi interni.
Ma nel frattempo vede la luce “Cineres Ab Inferno” (Cenere dall’Inferno), disco della durata totale di più di 2 ore composto da 10 tracce.

Ma basta parlare, e buona lettura.


Descending into the Hell
L’estate è una stagione che divide in due. C’è chi la ama per il sole, il mare, la fine della scuola, o le ferie lavorative.
C’è chi invece la odia. Sudore, pelle appicicosa, zanzare, troppo sole.
Però esistono tanti modi per combatterla: si può andare al mare, per fare una bella nuotata rinfrescante; si può andare in montagna, in alta quota, per godersi la brezza; oppure un bel campeggio, di notte, con tenda e fuocherello in una bella foresta.
Tanto, cosa potrà capitare mai?
“Descending into the Hell” ci accoglie con un rilassante screpitio del fuoco, che viene presto arricchito da rumori ambientali e qualche piccolo arpeggio di chitarra che echeggia attraverso gli alberi, in lontananza. I primi 5 minuti scorrono dolci, rilassanti, facendoti sognare davvero di essere li, sotto le stelle e le folte chiome che compongono la foresta.
Ma come in un ottimo film horror, la quiete e il relax vengono interrotti bruscamente dalle urla strazianti di un uomo in agonia, mentre tenta invano di difendersi da una persona che lo sta facendo letteralmente a pezzi. Rumori di strumenti vari in movimento  fanno intendere che ormai uno dei nostri compagni è diventato la cavia di qualche sadico esperimento, esperimento condotto da una donna, che ride di puro gusto mentre tagliuzza e divide. 

Suffering Circus
Siamo scappati. Il nostro amico è stato ucciso e macellato, proprio davanti ai nostri occhi.
Ma da questa foresta non c’è via di fuga: proprio mentre vediamo delle luci in lontananza, ci accorgiamo che quello è un circo, non una strada o una via di fuga.
Il fuoco è rimasto, calmo e accogliente, ma ad aggiungersi è una chitarra che, ripetendo sempre lo stesso cupo e inquietante arpeggio, crea una sensazione di claustrofobia pura.
Ma ora che siamo di fronte al tendone, sentiamo un pubblico che applaude e schiamazza, mentre un uomo è costretto a essere annegato proprio davanti agli occhi colmi di gioia e divertimento degli spettatori.
Non è un comune circo, ma un circo delle sofferenze, un circo delle torture.
Abbiamo solo il tempo di trattenere urla e nausea, che lo show finisce, e quindi scappiamo in tutt’altra direzione.
Ma più corriamo, più ci rendiamo conto che la foresta non ha limiti, non finisce mai: mentre la chitarra si fa assillante, ripetendo sempre le stesse 2 note, ecco che ci ritroviamo di nuovo nel nostro accampamento, davanti al nostro fuocherello. Nessun segno del nostro povero amico, e neanche del suo carnefice.

The Cathedral
Tuoni in lontananza. La tempesta sta arrivando.
Mentre tutto sembra perduto e ogni speranza svanita, ecco riecheggiare nell’aria delle campane, una chiesa ci chiama da lontano.
Giunti ai cancelli della chiesa, ci facciamo coraggio ed entriamo. Siamo accolti da un borbottio soffuso, interrotto da dei rumori particolari e indistinguibili provenienti dall’interno della cattedrale.
Ma poco importa, finalmente possiamo rilassarci, qui dentro l’aria è rilassante e pacata, mentre una chitarra suonata dolcemente ci accompagna a un dolce sonnellino.
Ma c’è qualcosa che non va: l’atmosfera della canzone si fa di nuovo cupa, con la chitarra che usa note cupe e grevi, mentre i tuoni continuano a urlare fuori da queste mura.
Non fa nulla. Siamo troppo rilassati, l’atmosfera è tranquilla e siamo finalmente riparati dalla tempesta che impervia lì fuori. I problemi possono aspettare.

Sins are the Truth
Questa cattedrale nasconde un sacco di segreti. Inquietanti, disturbanti segreti.
Mentre ci rilassiamo, stesi sulle panche che fronteggiano l’altare, in una delle stanze più remote e nascoste della cattedrale è in corso un qualcosa di altamente blasfemo.
Un coro di voci maschili recita una assurda e tremenda formula, mentre fuori dalle mura il temporale si fa sempre più violento. Il fuoco riscalda ancora i nostri animi, ma va in contrasto con il resto della canzone.
L’attenzione si sposta di nuovo sulla chitarra, che riprende il ritmo originale.
La messa è inziata, il prete è in piedi dietro l’altare, mentre una signora dietro di noi ci sveglia in modo abbastanza brusco.
La voce del sacerdote è profonda, disturbante e distorta. Non appena pronuncia quelle strane e angoscianti parole, qualcosa al nostro interno si muove, un senso di terrore e sorpresa si fa spazio attraverso i nostri organi, fino allo svenimento.
Fuori i tuoni continuano ad urlare, mentre dentro il Sacerdote continua la sua eretica messa nera.

No Redemption
Quello che vediamo è terribilmente affascinante: mentre giaciamo stesi sul pavimento, le nostre menti affrontano un viaggio unico e irripetibile: il nulla totale si apre davanti ai nostri occhi, il nero più scuro e totale che avessimo mai visto. Non si percepisce nulla in questa dimensione, non riusciamo neanche a vedere i nostri corpi, se ne abbiamo ancora uno.
Visioni distorte e ultraterrene appaiono per sparire qualche istante dopo, inquietandoci a dismisura, ma rimuovendo quella sensazione di solitudine assoluta.
A un tratto dal nulla si sentono dei suoni, delle note ripetute all’infinito che diventano sempre più distorte ed echeggianti man mano che passa il tempo, rendendo questo nulla assoluto ancora più terrificante.
Per poi sfociare nel silenzio assoluto.

Ignorancy means Suffering
Non ci resta altro da fare se non correre. Ci proviamo, ci muoviamo, ma non riusciamo a percepire il nostro corpo. Intorno a noi tutto diventa sempre più buio e impercettibile. Ma succede qualcosa di inaspettato. Tutto finisce.
Fin quando non ci svegliamo. Siamo stesi sul pavimento della cattedrale, con ancora lo screpitare del fuoco nelle nostre orecchie, mentre fuori il temporale non si calma neanche per un istante.
Il respiro si fa affannoso: per quanto tempo siamo rimasti per terra? Per quanto tempo i nostri corpi hanno smesso di funzionare?
Ma non ci è permesso riprenderci, assolutamente no: con gli occhi ancora annebbiati per tutta questa luce, dopo quella che ci è sembrata una eternità vissuta nel nulla assoluto, riusciamo a scorgere una sagoma indistinta che si avvicina, lentamente.
Urla strazianti ci riempiono la testa, mentre vedo il mio compagno essere preso e trascinato lungo la cattedrale, preso di forza e messo sull’altare, per essere sacrificato a chissà quale blasfema divinità.
Ormai è tutto finito, sono solo in questa cattedrale. Nulla potrà salvarmi.


This Place is Real
Cosa diavolo è successo?
Tutto questo era solo un brutto e terribile sogno? Forse mi hanno drogato, e ho soltanto immaginato tutto questo?
O forse ho alzato un po’ troppo il gomito?
Mi sono risvegliato su questa panchina. Mi sento tutto intorpidito, stonato e disorientato. Sono nel parco della mia città, in pieno orario di punta. Tutti sono presi dalle loro faccende, dai loro lavori e dalla routine, nessuno mi nota. Mi sento invisibile.
Però c’è ancora lo screpitìo del fuoco che mi rimbomba nella testa, mi tormenta da ore ormai. E quella dannata chitarra, continua ancora a suonare, imperterrita, riecheggia ancora nell’aria… possibile sia l’unico a sentirla? Gli altri si comportano normalmente, come se nulla fosse. Mi sento ancora ignorato, invisibile.
Improvvisamente, fuori dal nulla, ecco di nuovo quelle voci, quel coro blasfemo. Sono lì, allinizio del parco, in gruppo, che cantano e si avvicinano sempre più.
Scoppia il panico. La gente comincia a correre, scappa, cerca di mettersi in salvo, si crea il panico. Ma invano.
Loro ormai sono qui, non c’è via di fuga.

You are still alive
Di nuovo.
Nulla assoluto, nero totale intorno a me. Non vedo, sento e percepisco nulla, solo assenza di tutto.
Cammino, o almeno è quello che credo di fare. Cammino, cammino, cammino.
A un tratto, una luce. Proviene dalla mia destra!
Mi volto, e quasi mi acceca. Istintivamente corro, coprendomi gli occhi per non diventare cieco per davvero. Ci siamo, entro nella luce.
Quello che mi trovo davanti agli occhi è totalmente imprevisto, inaspettato: sono in una fabbrica.
Indosso la mia vecchia divisa da lavoro, quella che portavo prima di essere licenziato.
Noto con estremo piacere che il fuoco è sparito, non sento più quel suo terribile suono. Ma la chitarra è rimasta, le sue note riecheggiano ancora nell’aria e le sento, nonostante i fortissimi ruomori della fabbrica.
Mi sento stanco, stremato. Il mio corpo e la mia mente cominciano ad arrendersi, hanno bisogno di una pausa, hanno bisogno di rilassarsi.
Però per la prima volta dopo quella che mi è sembrata una eternità, mi sento nuovamente vivo.

Apocalypse
Le campane riempiono nuovamente l’aria. La fabbrica è diventata muta, mentre una tempesta esplode all’esterno.
Ma ecco che succede l’inspiegabile, ma soprattutto l’inimmaginabile: i lavoratori cominciano a colpirsi tra di loro, cercando di uccidersi. Mi nascondo, ma intravedo una cabina telefonica. La raggiungo cercando di non farmi vedere, e riesco a mettermi in contatto con la polizia, che si reca sul posto dopo 5 minuti dall’aver riagganciato.
Sento le sirene arrivare, eccoli, sono fuori dalla fabbrica. Si apre il cancello, e succede il peggior incubo di ogni comune mortale: la polizia comincia a sparare in aria e contro i lavoratori, uccidendoli uno ad uno.
Riesco miracolosamente a nascondermi, il cuore mi scoppia in petto, mentre cerco di non farmi sentire controllando il mio respiro.
Sono usciti tutti, la polizia è fuori dalla fabbrica. Ma non ce la faccio, sono troppo stanco. Alla fine cedo, lì sul pavimento.

The Way to Redempt
E’ un ennesimo tuono a svegliarmi. Avverto una sensazione pacifica dopo tanto tempo, un coro di voci angeliche mi risuona nelle orecchie, mentre quella chitarra che tanto mi ossessionava ora è diventata più dolce, quasi allegra. Ma non riesco a capire dove diavolo mi trovo.
Sento una strana e piacevolissima brezza attraversarmi il corpo, mi sento rilassato, finalmente in pace con me stesso e con tutto quello che mi circonda.
Pian piano riesco a mettere a fuoco il posto in cui mi trovo: sono ritornato nella foresta, rivedo gli alberi e il fuoco che io stesso avevo acceso è li, caldo e rilassante.
Sono solo però, vedo gli zaini e le tende dei miei compagni, ma sono completamente solo.
Poco importa, finalmente questo inferno è finito, queste visioni deformi e senza senso hanno cessato di apparire, hanno cessato di tormentarmi.
Ed eccole di nuovo li, le campane mi stanno chiamando…

Antonio Rubino

VOTO:
8/10


Tracklist:
01 - Descending into the Hell
02 - Suffering Circus
03 - The Cathedral
04 - Sins are the Truth
05 - No Redemption
06 - Ignorancy means Suffering
07 - This Place is Real
08 - You are Still Alive
09 - Apocalypse
10 - The Way to Redempt

Line-Up:
Marco "Artic" Spera - tutto





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